Bruxelles ha comunicato al primo ministro britannico Andy Burnham che il Regno Unito dovrebbe aumentare i dazi sulle auto cinesi e allinearsi più strettamente alla politica commerciale dell’Unione europea, se vuole evitare le barriere previste dalla politica “Made in Europe” a danno delle sue esportazioni chiave. Lo ha riferito venerdì il Financial Times, secondo cui la richiesta risponde a settimane di pressioni di Londra per ottenere parità di trattamento per i prodotti britannici.
Sempre secondo il Financial Times, che cita due persone informate sui fatti, la soluzione preferita dall’Ue sarebbe l’adesione del Regno Unito all’unione doganale, che risolverebbe gran parte dei problemi legati al “Made in Europe” e anche quello delle differenze tariffarie, che alimentano il timore che i produttori cinesi eludano i dazi europei passando dal territorio britannico. Burnham ha però ribadito di voler mantenere le linee rosse fissate dal Labour alle ultime elezioni, che escludono l’ingresso nell’unione doganale e nel mercato unico.
Il dipartimento britannico per le Imprese ha dichiarato che il governo adotta le misure commerciali in modo indipendente e nell’interesse dell’economia e dell’industria nazionali, ma che intende esplorare una cooperazione più stretta con l’Ue evitando danni collaterali derivanti da un obiettivo comune di tutela dalle pratiche commerciali sleali.
Il nodo dei dazi sui veicoli elettrici cinesi
Il Regno Unito non ha seguito l’Ue nell’introduzione dei dazi sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi nel 2024, e quest’anno i costruttori cinesi hanno raggiunto una quota complessiva del 16% del mercato britannico delle auto nuove, riferisce il Financial Times. Allinearsi alle misure antisovvenzioni europee, che sulle auto elettriche cinesi arrivano fino al 45%, ridurrebbe secondo il quotidiano i margini di libertà post-Brexit e farebbe salire i prezzi per i consumatori. Un funzionario europeo citato dal giornale ha descritto la preoccupazione attuale come il timore che il Regno Unito diventi una porta d’ingresso nel mercato europeo per i prodotti cinesi.
Il tema pone un dilemma a Londra, che cerca investimenti cinesi negli stabilimenti automobilistici britannici, tra cui un accordo perché Chery produca vetture nello stabilimento Nissan di Sunderland. Il responsabile europeo di Nissan, Massimiliano Messina, ha avvertito questo mese che il Regno Unito rischia di diventare un corridoio verso l’Ue per le auto elettriche cinesi e che Londra dovrebbe modificare parte della propria politica tariffaria. Un eventuale inasprimento delle misure contro la Cina esporrebbe inoltre il governo a un confronto con Pechino: secondo la sintesi cinese della prima telefonata tra Burnham e il presidente Xi Jinping, la Cina si attende che il Regno Unito tuteli pienamente i diritti e gli interessi legittimi degli investitori cinesi.
Acciaio e chimica
Il Regno Unito ha già seguito, con riluttanza, la decisione presa dall’Ue all’inizio dell’anno di raddoppiare i dazi sull’acciaio al 50% e dimezzare le quote, per fronteggiare la sovracapacità globale trainata dalla Cina. Il Financial Times segnala una situazione analoga nel settore chimico, colpito dalle importazioni cinesi a basso prezzo che hanno portato Bruxelles a una serie di dazi antidumping, con nuove misure attese nei prossimi mesi. Questo mese l’Ue ha annunciato che monitorerà le esportazioni di biossido di titanio dal Regno Unito, dopo che le autorità britanniche della concorrenza hanno autorizzato il maggiore produttore cinese a rilevare uno stabilimento a Teesside, in Inghilterra nord-orientale, finito in amministrazione controllata lo scorso ottobre.
Sempre secondo il quotidiano, il ministro britannico delle Imprese Jonathan Reynolds ha scritto questo mese all’industria chimica chiedendo informazioni sulle importazioni sleali, in vista di possibili ulteriori misure di difesa commerciale. Un avvocato dello studio Cassidy Levy Kent, che ha rappresentato l’industria chimica europea, ha affermato che senza allineamento commerciale il Regno Unito perderebbe accesso al mercato europeo. John Alty, ex direttore generale per la politica commerciale del dipartimento britannico per il Commercio internazionale, ha sostenuto che Londra non aveva alternative reali sull’acciaio e dovrà affrontare decisioni sempre più difficili.
La partita sul “Made in Europe”
La politica “Made in Europe” rientra nell’Industrial Accelerator Act, proposto dalla Commissione il 4 marzo, e mira a favorire i produttori europei in materia di sussidi e appalti pubblici per ridurre la dipendenza dalla Cina. Nella formulazione attuale, secondo Borderlex, le disposizioni escluderebbero i veicoli elettrici costruiti nel Regno Unito dagli incentivi per la conversione delle flotte aziendali e dagli acquisti pubblici degli Stati membri. La Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT) ha dichiarato martedì che l’esclusione metterebbe a rischio l’industria automobilistica britannica e che gli scambi del settore tra Regno Unito e Ue valgono 80 miliardi di euro l’anno, con catene di fornitura integrate che danneggerebbero anche i costruttori europei.
Burnham ha affermato di voler sostenere il ruolo del Regno Unito come “partner fidato” nel quadro del “Made in Europe” e ha sollevato la questione nell’incontro con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, all’inizio della settimana. Secondo il Guardian, la Francia guida un’iniziativa per escludere il Regno Unito dalla norma, ancora in fase negoziale. La presidenza irlandese del Consiglio punta a un accordo tra Consiglio e Parlamento europeo sull’atto a dicembre. Nel discorso sullo stato dell’Unione di questo mese von der Leyen aveva dichiarato che l’Ue userà tutti gli strumenti disponibili per ridurre il disavanzo commerciale “insostenibile” con la Cina.

